Matrix, le truffe online e Internet in Italia

by Stefano on 28 agosto 2008

Ieri sera, quasi per caso, mi è capitato di accendere la tv e di incrociare la sigla iniziale di Matrix, il programma di approfondimento di Enrico Mentana. L’argomento della serata era “Le truffe nell’era di Internet“, con un dibattito su quali siano le truffe online e telefoniche in cui ci si può imbattere e su come difendersi.

Ho iniziato quindi a seguire per qualche minuto, e inizialmente l’impressione sul dibattito è stata positiva. Se pensiamo a quali obrobri riesce a propinare sullo stesso argomento la concorrenza, già una semplice iniziativa come questa può essere ritenuta degna di nota.

Tralasciando alcune inesattezze e imprecisioni da parte di uno degli ospiti in studio, sono state sollevate dallo stesso Mentana alcune domande importanti, cui mi piacerebbe poter dare una risposta, secondo il mio banalissimo e opinabilissimo punto di vista da navigatore e cittadino, che proprio in questi giorni compie i propri 10 anni sul web.

Prima però, non posso evitare di chiedermi per quale motivo in studio non fosse presente qualche esperto. Voglio dire, per quanto abbia senso invitare le associazioni dei consumatori, sarebbe stato interessante anche aver avuto un informatico, o comunque un tecnico, che potesse spiegare perchè quella che è stata chiamata “la letterina esse dopo l’accatittippì” (perifrasi per indicare il protocollo sicuro dell’HTTP) sia importante.

Tuttavia mi duole constatare che le uniche raccomandazioni di carattere prettamente tecnico (oltre che dai rappresentante di Adiconsum) siano arrivate attraverso dei servizi che intervistavano l’onnipresente Colonnello Umberto Rapetto, il quale, pur dotato di un curriculum di massimo rispetto, cerca sempre l’estrema semplificazione, quando spesso non è la materia che deve essere semplificata, ma il cittadino che deve interessarsi di più.

Perchè si fa troppo poco contro le truffe online?

In realtà la questione è molto più profonda. Non è che in Italia si faccia troppo poco, o non si faccia nulla. Semplicemente si fanno le cose all’italiana, che è diverso. Mi spiego: Internet in Italia è sempre stato “schivato”, non si è mai puntato pesantemente su di esso.

Parlo in primis delle compagnie telefoniche, parlo dei finanziamenti pubblici alla rete, parlo dello sviluppo della rete del futuro. Nessuno, e dico nessuno, nè di destra, nè di sinistra, nè di centro, ci ha mai veramente puntato. Nessun politico, nessun imprenditore. Nessun parlamentare, nessun senatore. Nessuno.

Siamo nel 2008, e il mezzo di comunicazione principale in Italia è la TV. Sarà per l’anomalia editoriale che affligge il nostro paese, sarà per la ristrettezza mentale degli abitanti. O forse perchè siamo un paese vecchio, in cui la vecchia generazione si aggrappa alle poltrone come una piovra e impedisce l’avvento del nuovo. Perchè sostanzialmente si sta bene così.

E se l’immagine della rete che viene promossa da uno dei maggiori giornalisti italiani è questa, come possiamo pensare che lo spettatore medio si interessi ad essa?

Non so se avete avuto modo di vedere un programma televisivo via satellite. CNN, BBC o qualsiasi altro canale. Chi lo ha fatto, ha avuto modo di rendersi conto che negli altri paesi la rete e la tecnologia hanno profondamente cambiato anche la TV, e il modo di fare TV. Più dinamica, efficiente, che coglie nel segno. Qui invece ogni programma televisivo pare una tribuna politica del ’72. Quando si deve parlare di un sito web le uniche parole che escono dalla bocca del conduttore sono “non si faccia pubblicità”, i giornali non mettono un link web manco a morire, e i programmi televisivi, specie quelli di approfondimento, hanno siti web scarni e recàpiti che non vanno oltre l’SMS a tariffazione di 1 euro a messaggio.

Le connessioni ad Internet sono mezze filtrate, chi ha il potere delibera su cose che conosce poco o per niente, e con provvedimenti arbitrari mette le mani all’interno dei server DNS dei provider, e magari anche delle tabelle di routing. Vogliamo parlare di AAMS? The Pirate Bay?

Come si può pretendere che in un panorama di questo tipo il cittadino medio sia tutelato dalle truffe? Siamo il paese che si è fatto spiegare la e-democracy da un comico. Ci è voluto Beppe Grillo per parlare di collaboratività, della rete e addirittura per diffondere Skype.

Siamo il paese che per attivare un dominio .it richiede un fax. Nel 2008. Siamo il paese che per presentare una domanda di iscrizione all’università adotta una procedura online. Che però alla fine richiede di stampare il modulo compilato, firmarlo e di consegnarlo a mano.

Siamo il paese dove è possibile rilasciare fatture in PDF. Che però devono essere stampate e archiviate su carta per essere valide. Siamo il paese dove vengono vendute connessioni ad internet stellari. Che però, vista l’inadeguatezza degli investimenti, si rivelano essere molto meno performanti di ciò che viene pubblicizzato.

Siamo il paese dove si finanziano le startup con fondi europei, ma secondo le leggi italiane. Per cui è possibile acquistare materiale tecnologico, ma non è possibile metterlo nella webfarm di qualcun altro, perchè deve stare dentro la sede dell’azienda.

Potrei continuare per ore.

Ma quindi non servono leggi nuove per proteggerci?

No. Quelle che ci sono bastano ed avanzano. Ciò che non si è ancora capito è che i truffatori agiscono nello stesso modo in cui agivano vent’anni fa. La rete è solo il mezzo, non il fine. E se alcuni famosi economisti, come Carl Shapiro, hanno dimostrato che con la new economy le regole economiche non sono cambiate, così deve essere per le leggi.

Le legge deve prevenire il fine, non mutilare il mezzo.

Leggiferare sul web per bloccare i truffatori sarebbe come fare una legge sui piedi di porco per bloccare gli scassinatori. Bloccare i DNS per chi visita siti come thepiratebay.org, che contengono solo link, sarebbe come evitare di vendere coltelli, rivoltelle, e qualsiasi altra arma da taglio o oggetto contundente per prevenire gli scippi.

I truffatori sul web varcano i confini nazionali, e devono essere le collaborazioni tra le forze di polizia a bloccarli, non certo le leggi del nostro paesello.

Con la rete bisogna fare i giusti paragoni, ed evitare che persone in malafede possano spingere per l’approvazione di leggi che sovvertono il normale ordine delle cose o il senso comune.

Ciò non toglie che alcune leggi esistenti debbano subìre un restyling. Per promuovere la tecnologia, non per azzopparla. E non perchè la rete abbia cambiato le prospettive. Ma perchè quelle leggi sono state scritte con i piedi. La legge deve essere astratta, non specifica. E purtroppo molte delle nostre leggi anzichè essere state scritte in modo astratto, sono state create per risolvere problemi specifici. E ciò è male.

Mancano i fondi?

Eccome. Ma soprattutto la volontà, che è una cosa che non si può creare con una legge.

Quindi?

Se per una volta tutti noi, cittadini, decidessimo di attivarci un po’ di più, di gettare alle ortiche quella ristrettezza mentale che è solo copertura di una grande pigrizia, potremmo evitare di farci gabbare. Ma non dai truffatori. Da quelli che, in malafede, ci dicono di evitare la rete per evitare i truffatori.

La rete, così com’è oggi, pur con i suoi mille difetti, è perfetta. Per prenotare un viaggio, per aprire un blog, per interloquire con persone importanti, per eliminare la burocrazia. Per semplificare la vita, non per complicarla. Per farci risparmiare, non per spendere di più.

Ma ahimè, quando lo capiremo?

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